Archivio Storico Comunale di Atina

LA POPOLAZIONE DI ATINA NEL XIX SECOLO

Analisi storico-sociale realizzata dagli atti dello stato civile – Archivio storico comunale

L.R. n.42/97 CONTRIBUTI PER MUSEI E BIBLIOTECHE DI ENTE LOCALE, DI ENTE O AZIENDA REGIONALE E DI INTERESSE LOCALE, PER ARCHIVI STORICI DI ENTE LOCALE-ANNO 2019

La Popolazione di Atina

L’introduzione dello stato civile, che fu istituito il 29 ottobre 1808, durante il Decennio francese, comportò la tenuta e la compilazione di quattro distinti registri, stesi in duplice copia per ogni anno, relativi rispettivamente alle nascite, ai matrimoni, ai decessi e agli atti diversi connessi ai primi tre, con registrazioni quotidiane che iniziarono dal 1809. In precedenza, i medesimi dati – salvo che per le nascite, “sostituite” dai battesimi – potevano essere desunti dallo spoglio dei libra tenuti da ciascuna parrocchia, come previsto alla metà del XVI secolo dal Concilio di Trento, e in parte da alcuni documenti per lo più a carattere fiscale come i catasti onciari. Ciò premesso, la ricerca prende in esame un campione dei registri ottocenteschi di stato civile (nascite, matrimoni, morti) del Comune di Atina, offrendo – attraverso una serie di grafici – una panoramica storico-sociale e statistica della popolazione prima dell’introduzione dei censimenti moderni. La campionatura, che è operata su scala decennale (ad eccezione del computo dell’andamento dei matrimoni, che viene rappresentato su scala quinquennale), prende a riferimento il cinquantennio che va dal 1811 al 1861, in modo da fotografare i dati nel corso di tre diverse fasi politico-istituzionali: il Decennio francese (1806-15), la Restaurazione borbonica (1815’60) e l’Unificazione nazionale (1860-‘61).

LE NASCITE

Ad Atina, nel periodo di riferimento, si verificano in media circa 150 nascite l’anno, con picchi rispettivamente in crescita nel 1811 (183 nascite) e in calo nel 1841 (127 nascite). Come si può osservare dal grafico 1, il numero delle nascite distinte per sesso mostra nel primo quarantennio un andamento altalenante, che si stabilizza, con una lieve predominanza femminile, soltanto nell’ultimo ventennio preso in considerazione. In relazione all’intero periodo, tuttavia, l’andamento per sesso è sostanzialmente bilanciato: nascono, infatti, una media di 75,66 bambini e di 75,50 bambine l’anno.

Il grafico 2 fotografa un’equa distribuzione delle nascite in tutti i mesi dell’anno (media 8,33%), ad eccezione di marzo e ottobre, nei quali si registra una percentuale più elevata (pari rispettivamente al 10,60% e al 10,71%). In altri termini, nel contesto ottocentesco di Atina i mesi più propizi per il concepimento sono giugno e gennaio. Nella lettura del grafico, va tenuto presente che la media di nascite inferiore registrata nel mese di dicembre (6,40%) andrebbe associata a quella lievemente superiore di gennaio (8,94%), perché non era infrequente che i nati di sesso maschile a fine d’anno venissero registrati a distanza di qualche giorno, ossia nell’anno successivo.

Il rapporto tra nascite e decessi offre, nel periodo di riferimento, un saldo naturale sempre in positivo, corrispondente, in media, a +48 all’anno, come illustra il grafico 3. Tale “forchetta” si assottiglia in particolare nel ventennio 1821-‘41, dove alla contrazione della nascite si associa l’aumento dei decessi.
Indicativo in tal senso il caso dell’anno 1841, che presenta un saldo naturale molto più basso della media (+20). Un decennio più tardi si verifica, invece, lo scarto maggiore di segno opposto (+85).

LE MORTI

Il grafico 4 riflette una tendenza lineare in crescita della mortalità nel periodo 1811-‘31, con un successivo progressivo calo (1841), che diventa esponenziale nel 1851. La media annuale dei decessi mostra un andamento lineare per i maschi (media 50,70) nel primo quarantennio. Nel caso delle femmine (media 52,00), per lo stesso periodo l’andamento è più altalenante.

La distribuzione mensile dei decessi, in media dell’8,24%, come illustrato nel grafico 5, evidenzia una percentuale più elevata nei mesi di agosto (11,63%) e dicembre (10,50%). Al contrario, i mesi in cui si muore di meno, nell’arco di riferimento, sono febbraio e giugno (entrambi con il 6,79%) e – soprattutto – marzo, che ha la percentuale più bassa (6,46%)

Come si evince dal grafico 6, nel periodo di riferimento si registra un’elevata percentuale di mortalità infantile nei primi cinque anni di vita (fasce 0-23 mesi e 2-5 anni). Tuttavia, una volta superata tale “soglia” l’aspettativa di raggiungere l’età adulta diventa altissima, tenuto conto dell’irrisorio numero di decessi che interessa la fascia 6-14 anni. In generale, il numero delle morti entro i 5 anni è più o meno uguale a quello che si verifica in età adulta, salvo che negli anni 1841 e 1861, nei quali il numero dei secondi è circa il doppio di quello relativo ai primi.

Il dato consistente dei decessi nella fascia 66-79 anni, come mostrato nel precedente grafico, riveste, per l’epoca, un certo interesse. Nel cinquantennio in oggetto, secondo la fotografia offerta dal grafico 7, le donne hanno maggiori opportunità di tagliare il traguardo dei 65 anni. Fanno eccezione gli anni 1811 e 1851, nei quali il corrispondente dato tende all’uguaglianza, rispettivamente con 7 uomini e 6 donne (1811) e con 7 uomini e 8 donne (1851). In particolare, nel 1821 si contano 8 uomini e 20 donne oltre la soglia dei 65 anni, ben sette delle quali superano gli 80 anni; nel 1831, il dato è di 10 uomini e 20 donne, sei delle quali superano gli 80 anni; nel 1841, si tratta di 4 uomini e 23 donne; nel 1861, infine, di 12 uomini e 16 donne.

I MATRIMONI

Ad Atina si celebrano, nel corso del XIX secolo, matrimoni “chiusi” sia per ceto che per ambito territoriale, con una scarsa mobilità sociale. Si tratta di unioni prevalentemente circoscritte allo stesso centro, che spesso neanche varcano i confini di singole contrade. I residenti nei casali di Agnone (Villa Latina dal 1862) e di Vallegrande, che sarebbero diventati comuni autonomi nel 1833, si uniscono, infatti, assai di rado con gli abitanti di Atina-centro e viceversa. Risultano esigui i casi di matrimoni contratti con abitanti dei centri limitrofi (fra questi ultimi spicca Gallinaro, specialmente per connubi fra contadini o fra braccianti) e rari quelli con persone esterne alla Val di Comino.

L’andamento dei matrimoni nel periodo di riferimento, come si evince dal grafico 8, mostra una tendenza altalenante. Si sposano in media circa 29 coppie l’anno. Picchi in alto e in basso si rilevano rispettivamente nel 1841, che presenta un dato di 16 unioni, e nel 1851, in cui vengono celebrate 49 nozze.

Il grafico 9 mostra l’età media di nuzialità distinta per sesso. Il computo dell’età media totale, che rappresenta l’età media reale, dà un valore leggermente maggiore, sia per gli uomini che per le donne, rispetto all’età media di prima nuzialità, perché include anche l’età media di seconda nuzialità, sensibilmente più alta della prima (nella maggior parte dei casi, vedove/i optano per le seconde nozze in età avanzata). Per gli uomini l’età media reale è di 28,55 anni, che scende a 26,16 nel caso di prima nuzialità (i vedovi che si risposano hanno un’età media di 46,82 anni); per le donne è di 26,05 anni, ma cala fino a 20,43 anni contando soltanto le prime nozze (l’età media per le vedove è di 40,92 anni). Con specifico riferimento alla seconda nuzialità, negli anni oggetto di campionamento si sono registrate 28 unioni. In particolare, il matrimonio in cui entrambi i nubendi sono vedovi ricorre in un caso su tre, mentre negli altri casi soltanto uno dei due coniugi ha lo status vedovile (12 uomini e 6 donne).

Come evidenzia il grafico 10, nei mesi di gennaio, febbraio, maggio, luglio, agosto, settembre e novembre la percentuale dei matrimoni si approssima alla media (± 8,33%), mentre è superiore a ottobre, che, con l’11,39%, si configura come il mese “preferito” per i matrimoni. Diversamente, i mesi meno “frequentati” dalle unioni sono nell’ordine marzo, aprile, giugno e, poco sotto la media, dicembre.

Prendendo a riferimento la data della celebrazione in chiesa, emerge con evidenza dal grafico 11 il dato del giovedì come giorno “ideale” delle nozze, con una percentuale del 47,37%. Gli altri giorni in cui si riscontra una maggior frequenza di unioni sono il lunedì (13,16%), il sabato (8,94%) e la domenica (20,53%). Tuttavia, la scelta del fine settimana aumenta, in termini percentuali, soltanto negli ultimi decenni, laddove nelle prime cinque annate prese in esame (1811, 1821, 1831, 1841) il dato riferito al sabato e alla domenica cala drasticamente, non essendo consuetudine sposarsi nei giorni festivi e prefestivi.

Indice delle fonti digitalizzate

Per la consultazione dei registri, si è fatto riferimento alle versioni digitalizzate degli atti dello stato civile del Comune di Atina del Decennio napoleonico e della Restaurazione, negli esemplari coevi depositati al Tribunale civile di Terra di Lavoro (sedente in Santa Maria) e in seguito versati all’Archivio di Stato di Caserta, così come pubblicate nel portale “Antenati. Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica” del Sistema Archivistico Nazionale, al seguente indirizzo web (consultato nel periodo 7-17 gennaio 2020):

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